Ho aperto il vaso di Pandora e ora non posso più rinchiudere i miei sogni
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Era stata svegliata di fretta in quella notte, interrompendo così i suoi fanciulli sogni, e si era spaventata molto quando Gaelle si era messa sulla difensiva mentre si guardava attorno circospetta. Non le piaceva quando faceva così... Come ormai solitamente faceva ogni qual volta si sentiva minacciata, la bimba si era stretta alla sua gamba, ma quando dal bosco aveva visto quel cucciolo non aveva potuto trattenersi. Si era scostata dalla gamba di Gaelle, avvicinandosi quatta quatta a quei grossi lupi che per lei erano solo dei grossi cani dal pelo morbido; lo stesso aveva fatto il cucciolo curioso. E come due bambini si erano cercati, uniti da quella ingenuità che contraddistingue le giovani menti e cuori. La piccola rideva mentre la lingua ruvida del cucciolo le faceva il solletico. -Guarda! Mi fa il solletico.- disse divertita seduta a terra con il cucciolo in grembo che scodinzolava come un innoquo cagnolino. -Non è carino? Anche gli altri sono belli... perchè non li teniamo con noi tutti?- Con occhioni speranzosi la bimba guardò l'elfa, stupita dalla naturalezza con cui Lizzy si era avvicinata al branco che le stava accerchiando.
l'avevo detto che era una cavolata, ma volevo aggiungere un pezzettino per spiegare come i due ri erano avvicinati...
Cenere negli Occhi e Luce nell'Ombra dell'Anima...
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Gaelle non sapeva cosa fare: Lizzy era letteralmente in mezzo al branco di lupi, del tutto incosciente del pericolo, addirittura felice di essere là, tra quelle fauci fameliche. - Lizzy... vieni... qui - Parlò piano, lentamente, nella voce una nota tesa e guardinga. Mosse un passo verso i lupi, la spada davanti a lei, e quelli ringhiarono. Lizzy strinse il cucciolo ancora di più: - Per favore... - supplicò. - Lizzy... è pericoloso - - Ma non è vero! - protestò la piccola. I lupi, però, erano nervosi. Avevano visto le armi e non si fidavano. Anche loro temevano per il cucciolo che Lizzy aveva in braccio, avevano paura che gli potessero fare del male. Se lo sarebbero presto ripreso. E Gaelle lo sentiva... percepiva ogni brivido, ogni impulso, ogni emozione emanata da quei lupi. "Empatia..." si disse, ma non era quello il momento per ragionarci sù: doveva trovare alla svelta una soluzione, sfruttare quel vantaggio. - Lizzy, resta ferma! - Scattò in avanti, ma un grido spostò la sua attenzione. - NON LI TOCCARE! - L'elfà frenò appena in tempo per evitare una rapidissima stoccata. Un mostruoso sibilare le suggerì subito dopo che avrebbe fatto meglio ad abbassarsi, e così fece. Aileen le piroettò davanti senza che l'attacco andato a vuoto compromettesse il suo equilibrio, e in un battito di ciglia si stagliava di fronte a Gaelle, salva soltanto grazie ai suoi sensi e alla sua agilità. - Non ti permetterò di far del male ai miei compagni! - tuonò la misteriosa guerriera, trafiggendo l'elfa coi suoi occhi viola. - I tuoi compagni hanno intenzione di sbranare la mia piccola amica per riprendersi il loro cucciolo! - fu la pronta risposta dell'altra, - Se non li fermi tu, ci penserò io! - Raddrizzò la schiena e sollevò di nuovo la spada. Il suo sguardo di sfida lo diceva chiaramente: non avrebbe esitato a combattere.
Aileen lesse in quello sguardo combattivo l’incredibile determinazione che Gaelle aveva nel proteggere la sua piccola compagna umana. Perché?, si chiese. Le scelta di Gaelle erano limitate: combattere, o scappare. Non aveva che queste due scelte. E sia nell’una che nell’altra situazione la piccola umana avrebbe risentito gravi conseguenze. Eppure Gaelle restava ferma, in posizione di difesa, stringendo forte l’impugnatura della sua spada. Aileen la scrutò per qualche secondo. Alla fine chiese con un ringhio: - Perché? Perché la difendi? Perché non pensi alla tua vita? – E in quegli occhi che sembravano schegge di cielo notturno, Gaelle scorse con sorpresa una scintilla d’intensa curiosità. Lizzy, in mezzo al Branco, fissava le due guerriere senza proferire parola. Non avvertiva nessun pericolo a stare lì vicino ai lupi che secondo Gaelle erano tanto pericolosi. Notte, il suo cucciolo, non era mica cattivo. E allora perché avrebbero dovuto esserlo gli altri?. - Si chiama affetto. Io voglio bene a Lizzy … per questo non lascerò che il tuo stupido Branco le faccia del male, mai. E poi, anche se avessi salva la vita in cambio di quella di Lizzy, sarebbe orribile e tormentata dai sensi di colpa. – disse Gaelle, la voce fredda e tagliente. Affetto. Cos’era? Come si faceva a provarlo? Non ricordava di aver mai sentito qualcosa di vagamente simile se non verso il suo Branco, la cosa più vicina a una famiglia che avesse mai avuto. - E tu sei disposta a morire per questo? L’istinto, la rabbia, la caccia. La sua vita si basava su quelle sensazioni. Morire per qualcun altro. Per amore. Poteva essere l’amore una sensazione così da forte da spingere qualcuno a sacrificarsi? - Ma io non morirò stasera. - E come fai a saperlo? Il Branco potrebbe saltare addosso a Lizzy, e a te, in qualsiasi momento. Eppure riecco quella sensazione: quella stretta allo stomaco che le comunicava che ammazzare Lizzy e Gaelle era sbagliato. Che le proibiva di farlo subito. Aileen non capiva cosa fosse. Non la sopportava. Quella voce interiore che contrastava l’istinto, che in qualche modo la bloccava dall’agire d’impulso e la spingeva a indagare su sentimenti che né ora e né mai le sarebbero appartenuti. - Perché anche tu hai una coscienza. In realtà, non ci farai niente. E anche se lo farai, combatterò. - Non è vero! – ruggì Aileen. – Sbagli, e di grosso. Io non sono come te, non prvo le stesse cose che senti tu e te lo posso provare. Ormai era tardi. Era tardi per trattenere l’istinto. Soprafatta da sensazione che non aveva mai provato: la coscienza, che lei, Aileen, non voleva neanche conoscere, si lanciò all’attacco verso Gaelle. Tuttavia quel fuoco che le ardeva dentro non smetteva comunque di bruciare. Di annientarla lentamente. Perché in lei c’era ben poco di umano che potesse comprendere la coscienza, e l’amore. Poco umana, e troppo animale per sopportare sentimenti quali il dubbio, e l’esitazione. E così agiva, attaccando. Attaccava ciò che le faceva paura, e lo distruggeva. Ma Gaelle era diversa. La odiava perché le aveva mostrato che qualcosa di umano c’era anche in lei senza neanche rendersene conto, e ora Aileen non riusciva più a controllare ciò che le si scatenava dentro. La odiava, e l’ammirava allo stesso tempo. Gaelle attaccava e difendeva con agilità maneggiando la spada con destrezza. Il Branco intanto si stringeva lentamente intorno a Lizzy, ringhiando. Gaelle guardò la scena con la coda dell’occhio, mentre combatteva e tratteneva il fiato. Poi, un lupo saltò addosso a Lizzy. Gaelle gridò il nome della bambina in preda al panico. E infine attaccò velocemente, perfino più velocemente di Aileen, che, sorpresa, venne presa di striscio sul fianco che iniziò a sanguinare. Sibilando per il dolore, Aileen fece agile balzo e atterrò l’ avversaria prima che questa avesse il tempo anche solo di rialzare la spada. Lizzy gridò di paura, nonostante il lupo non le avesse ancora fatto niente aspettando che fosse il Capo, Aileen, a finirla. Gaelle invece la guardava con gli occhi furenti di rabbia. - Hai detto di non avere coscienza. Di non essere umana. Allora uccidimi, ora. Se ne sei capace. – disse velenosa, e sprezzante. - No. Aileen ripose la spada. No. Non voleva uccidere Gaelle, e neanche Lizzy. C’era una parte di lei che gridava di distruggerle e scappare, come aveva sempre fatto con tutto ciò che le faceva paura, ma lei decise di no. Non quella sera. Non era umana, ma non era neanche un mostro. No. Non era neanche più un lupo. Ora, non era più niente.
Ragazzi, mi dispiace di aver tardato così tanto. Davvero. Mi dispiace anche per il fatto essere mancata così tanto, e senza preavviso. C'è stato un casino con il mio computer e ho dovuto formattarlo, di mezzo c'è stato l'inizio della scuola e non ho avuto molto tempo per collegarmi. Comunque, ecco il pezzo. Spero che vi piaccia. Forse è un pò lagnoso... XD Lith scusami anche tu per averti fatta aspettare ^-^
«E' tutta colpa della luna, quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti» William Shakespeare.
Ho aperto il vaso di Pandora e ora non posso più rinchiudere i miei sogni
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La bimba urlò quando il branco le fu addosso. Tremava, terrorizzata, eppure la manina non era corsa verso la mannaia, sua fedele compagna. Continuava a stringere il piccolo cucciolo che ora si dimenava tra le sue braccia, anch'egli spaventato dalla reazione dei suoi compagni. - Gaelle! - gridò quando la vide combattere con la capobranco. Aveva paura, tanta paura, talmente tanta da paralizzarla completamente. Era sdraiata a terra, con il cucciolo accanto a sé che ancora si agitava sul suo fianco, graffiandola piano con i suoi piccoli artigli, che per quanto piccoli, la bimba sentiva lo stesso grattargli contro il grembiulino rosso. Voleva che la smettesse, e che il branco si ritraesse lasciandola libera. Ma come fare? Allentò la presa sul cucciolo, lasciandolo ora libero di tornare dai suoi compagni. Ma il cucciolo non si allontanava... persistente rimaneva accanto alla bimba, lasciando perplesso il branco con quella reazione. Erano cuccioli, entrambi. E questo li rendeva simili e per questo vicini, compagni.
boh ragazze, avevo voglia di scrivere... ma è una cazzata, fa nulla...
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