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| Lepet
Anima in un involucro di lucido legno rosato, cuore invisibile che batte senza esserci, sentimenti che vagano in un corpo mosso da fili inesistenti. Abiti eleganti ma stracciati coprono le sembianti dal giovane aspetto, di un tessuto blu scuro, abbinati a una candida camicia stropicciata e ad uno spesso nastro azzurro cielo legato attorno alla silenziosa e lignea gola. Un cilindro ha sul capo, sopra i ribelli capelli di un nero intenso che, disordinati, cadono a nascondere i delicati tratti del viso e la tristezza che vi alberga. Perché malinconia vi è sempre nella sua bocca senza voce e nei suoi occhi di vetro d’arancione dipinti, dove il colore cola verso il basso… Lui è Lepet. Misero servo dal lucido sguardo, il suo nome è la sua essenza e nel contempo il suo destino. Privo di voce, di libertà, di cervello… ingenuo schiavo della Regina, suoi occhi segreti sul Regno che Ella mai visita, voce di Lei, quando necessario parlare crede che sia. Niente filamenti a sostenerlo, ma i suoi gesti raramente gli appartengono. Un burattino, ecco cos’è. Un muto Servo, un logoro nobiluomo senza quasi volontà. Diverso da Lapin. Lui libero non è. A lui vedere il volto della Sovrana non è dato, deve solo servirla vagando per il Regno e regalandole ciò che vede, permettendole di controllare ogni cosa senza uscire dalla Cattedrale. Lepet… la Spia, il Silenzioso Scrutatore, il Sofferente senza Anima. Eppure un’anima possiede, incisa nel legno, nascosta sotto il vetro del suo sguardo. Ma la sua Coscienza non può nulla contro gli ordini della Regnante, perché per lui miseri sono Destino ed Esistenza. I suoi sentimenti sono sottomessi ad Ella, ed Ella può costringerlo a rinnegarli in ogni momento. Perché lui non ha libertà. Perché lui è Schiavitù.
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