Nella RealtàFoto:
Nome: Krista
Cognome: Järvinen
Età: 21
Storia Personale: Krista nasce in Irlanda, nei sobborghi più squallidi e degradati di Dublino, la città di sua madre. Suo padre invece ha origini finlandesi. Fin da piccola, la bambina sa cosa vuole fare della sua vita: il suo talento è nella sua voce e la sua vocazione è diventare una cantante. E' un sogno che insegue con determinazione, nonostante la sua famiglia non possa permettersi di spendere troppi soldi per farla studiare. Poi, improvvisamente, a dieci anni, tutto cambia. Suo padre, un semplice operaio, viene licenziato, attaccandosi alla bottiglia e diventando alcolista. Sempre più spesso si ubriaca, diventando violento; ora tocca a sua madre occuparsi di tutto, del marito e della figlia, della casa da portare avanti e dei conti da saldare. E Krista ai suoi occhi inizia a diventare invisibile, una piccola presenza silenziosa, un fantasma, un'ombra, di cui non c'è mai tempo di occuparsi, che non c'è mai il tempo di ascoltare. E la piccola è sola. Sola al mondo, esposta ad ogni pericolo, in balia di eventi più grandi di lei, di segreti inconfessabili. Da bambina solare e vivace, si chiude in sè stessa, diventa cupa, solitaria, addirittura violenta. Improvvisamente, nella sua camera non ci sono più specchi. Krista non sopporta la sua immagine, non sopporta più di vedere il proprio corpo. Si odia. Si odia come non ha mai odiato prima, i profondi tagli e ustioni sulle sue braccia e sul suo corpo come indelebile testimonianza. Perde interesse per tutto, per gli amici, per il gioco, sprofondando in gravi forme di autolesionismo, che i suoi genitori, troppo impegnati con la loro vita, con i loro problemi e dolori, si ostinano a non notare. Solo il canto rimane a confortarla, solo la sua stessa voce, meravigliosa e triste, a darle un po' di sollievo.
Ma non basta. Una bella voce e un sogno che appare più come una chimera, non bastano come motivi di vita.
E così, a quattordici anni, Krista tenta il suicidio per la prima volta. E' suo padre a trovarla riversa sulle piastrelle del bagno, i polsi squarciati.
Nessuno sembra voler capire il perchè di quell'estremo gesto, e Krista si chiude in un mutismo assoluto. Danno la colpa alla società e alla violenza in televisione, ai videogiochi e alla difficile situazione economica della famiglia, a quell'obbligato assenteismo e a un bisogno di farsi notare. Ma non trovano risposte. E Krista rimane muta, il suo segreto sepolto in fondo ai suoi occhi scuri.
Ma come potrebbe spiegare l'orrore che ha vissuto, e che continua a vivere, da quella maledetta notte in cui ha compiuto dieci anni? Come potrebbe una bambina descrivere quella sofferenza, quel disgusto, quel senso di colpa? Come potrebbe trovare il coraggio di raccontare finalmente perchè odia così tanto il suo corpo, che sta iniziando ad avere forme adulte, femminili, seducenti, e perchè non sopporta la vista di uno specchio? Si sente colpevole, sporca, sbagliata, e non vuole che nessuno veda quanto; eppure in fondo lo sa, di essere una vittima. Ma deve resistere. Perchè nonostante sia piccola, ha capito. Ha capito che la sua famiglia si regge su equilibri troppo fragili per essere turbati; e se sua madre non vede è perchè
non vuole vedere. Deve resistere, per sua madre. Perchè mai potrebbe rivelarle quello che la donna cerca di ignorare su suo marito, che la notte, con il fiato appestato dall'alcol, si infila nel lettino della loro bambina.
Ben presto diventa conosciuta all'ospedale per via delle numerose ferite che si infligge, talvolta troppo gravi. I medici consigliano psicoterapie e farmaci che i suoi genitori non si possono permettere, e così Krista continua a sfogare la sua rabbia e il suo odio come può, o su chi può. Viene coinvolta in diverse risse e pestaggi, dando libero sfogo al suo lato violento, con un'aggressività e una ferocia spaventosa, e diventa la bulletta della sua scuola di quartiere. Ma a tutto c'è un limite, e alla fine, a sedici anni viene espulsa. Non che la cosa la tocchi molto, dopotutto lo studio è un lusso che non si può più permettere, e così inizia a lavorare come cameriera in un pub, per portare un po' di soldi a casa.
Ormai ha capito che non potrà mai più realizzare il suo sogno: per quelle come lei, i sogni sono inutili. Non potrà mai sfuggire a quella vita di abusi, allo squallore di quella casa e di quella famiglia, simile a tutte le altre del quartiere. Il suo destino è lì, senza scampo, in quella zona malfamata, tra risse e violenza. E dolore. Un dolore sordo, da cui è impossibile sfuggire, che è impossibile dimenticare. Lei è perduta, in quel mondo, lei non ha più speranze.
E allora, di nuovo, perchè continuare?
Niente rasoio, questa volta. Questa volte non vuole possibilità di salvezza, nè una morte così dolce come quella per dissanguamento. E sceglie l'acido, che inghiotte.
Di nuovo, in ospedale, di nuovo strappata alla morte per un soffio. Le sue condizioni sono gravisse; la sua voce, sparita per sempre. L'acido le ha bruciato tutto, bocca, gola, esofago.
Non può neanche tornare a casa ora, perchè i suoi genitori danno il permesso di chiuderla in un'ospedale psichiatrico. Ma ora Krista è più determinata che mai a finirla, perchè non ha più niente da perdere. Quasi quattro lunghi anni di attesa, prima di un singolo errore, e un'infermiera lascia incustodite delle medicine. Basta un attimo, e Krista afferra le boccette di Valium, un potente sedativo, e ne ingoia il più possibile, prima di annegare nell'oblio.
Bip... Bip la macchina registra ogni suo battito. I suoi occhi sono chiusi, e un lungo ago è infilato nel suo braccio per nutrirla. I medici parlano di coma irreversibile, Un'infermiera la guarda e le accarezza dolcemente i capelli biondi, pensando a quella povera ragazza, così bella...quella ragazza che mai più potrà vedere quant'è bello il mondo, e sorridere sotto la luce del sole.
Ma Krista non se ne accorge. Questo mondo non le appartiene più, ormai, e lei, finalmente, può sprofondare nel suo eterno sogno.
Aspetto: Krista è molto alta e magra, ma con forme sinuose e ben proporzionate, anche se lei di certo non esalta questo suo lato femminile. Ha la pelle pallida e lunghi capelli biondi, mossi e disordinati, quasi selvaggi. I suoi occhi sono scurissimi, con l'iride enorme e sempre dilatata, dando l'illusione che siano neri come due schegge d'ematite. Le rare volte in cui sorride si illuminano di una luce quasi infantile. Sarebbe una ragazza tutto sommato carina, se non fosse per le varie cicatrici che ne deturpano la bellezza: entrambi i polsi sono attraversati da enormi cicatrici slabbrate e irrigolari, le braccia e le gambe segnate da ferite di minore entità, e bruciature di sigaretta; sulla guancia sinistra spicca una cicatrice rosea che arriva fino al labbro, e che pare distorcere la sua bocca in un sorriso maligno, e le labbra sono bruciate dall'acido.
Abbigliamento tipico: Indossa sempre vestiti mascolini ed aggressivi, come pantaloni di pelle e ampie magliette, di solito sui toni del nero e del rosso. Ai piedi, porta vecchissimi anfibi molto alti e rinforzati, e al collo una collana borchiata.
Carattere: Aggressiva, cattiva, incompresa, rabbiosa e disperata. E' molto mascolina nella camminata e nei modi di fare, spesso ostentando una maleducazione che non le appartiene, ma che usa per allontanare le persone da sè. Non ha amici, ed è molto ostile con chiunque tenti di avvicinarla, tratta con ferocia chiunque percepisce come più debole. Odia stare alle regole, a ciò che gli altri le impongono e trova sempre il modo per infrangerle, e per fare di testa sua. A scatenare la sua rabbia sono specialmente i ragazzi. Ma dietro queste esplosioni di violenza si cela in verità una persona molto fragile, che allontana gli altri solo per paura, che attacca solo per timore di essere attaccata, ma in realtà desidera solo un po' di amore e di comprensione, anche se non lo ammette neanche a sè stessa. E sotto la corazza che si è creata con gli anni, si può ancora vedere l'ombra della bambina che è stata, strappata troppo presto all'infanzia.
Odia profondamente suo padre, l'unico uomo al quale è realmente sottomessa, reprimendo ogni sua pulsione aggressiva in sua presenza. Il suo disgusto per suo padre arriva al punto che spesso Krista usa un cognome falso, o si presenta con quello di sua madre, per evitare di dover condividere qualcosa - qualsiasi cosa- con lui.
Abitudini: Cantare, prima di perdere la voce, era il suo unico passatempo, la sua unica gioia. Il resto delle sue giornate era scandito dagli orari del lavoro, o talvolta, dagli scontri tra le varie bande di ragazzi del quartiere.
Occupazione: cameriera in un pub.
Nella PrigioneFoto:
Nome: Katelyn ("Pura")
Aspetto: L'aspetto di Katelyn non è sempre lo stesso, ma al contrario varia molto. Di solito appare come una bambina di dieci anni, dai tratti delicati e ancora infantili e con morbidi boccoli che le ricadono fino alla vita, mossi appena da un invisibile vento. E' difficile descrivere con chiarezza i suoi tratti e i colori che ne tingono la figura, quando si trova in questa forma. Perchè Katelyn appare fatta come di scuro fumo, di densa bruma, e di ombre nere. Non per questo è realmente incorporea, ma è come se la densità del suo corpo fosse molto minore a quella di una normale persona. Solo i denti candidi,con ancora gli appuntiti canini da latte, le rarissime volte in cui sorride spiccano contro la sagoma buia. Solo gli occhi illuminano l'ombra. Ma i suoi occhi non sono occhi da bambina. L'iride cambia in continuazione, e dentro si specchiano le sue stesse ombre, come nuvole tempestose che attraversano il cielo, turbinando. Occhi freddi, tormentati.
Occhi che lei non vedrà mai, perchè quando si specchia in qualunque superficie riflettente, non appare nessun altra sè stessa al di là, a ricambiare il suo sguardo.
Ma quando attraversa uno specchio, tutto cambia. E l'Ombra finalmente si trasforma in una vera persona, in una vera bambina.
Qui Katelyn ha i tipici tratti di un'irlandese, con la pelle lattea e una spruzzata di efelidi sul volto tondo. I capelli diventano di un caldo color rame, e finalmente si possono vedere le sue labbra a cuore, e il nasino all'insù. Anche gli occhi mutano e diventano grigi e splendenti come antichi specchi d'argento.
Abbigliamento tipico:E' vestita con un abito d'un luttuoso nero, con la gonna dalla vita alta e dalla foggia ottocentesca vaporosa e lunga fino ai piedi, e ai piedi indossa scarpette da bimba, scure e fumose anch'esse. Quando è dentro uno specchio, si possono cogliere più particolari del suo vestiario; e allora si potrà notare che le sue calzature sono in lucida vernice nera, e colletto e polsini dell'abito sono di elaborato pizzo bianco. In vita tiene legato una piccola sacca nera di velluto.
Oggetti: Al collo porta un medaglione d'oro rosa, che aprendolo rivela al suo interno due piccoli specchi. All'interno della borsa di velluto tiene due specchi da toeletta. Tutti i suoi specchi sembrano quasi antichi, e la lastra riflettente è in argento levigato e lucidato, coperto dal vetro.
Identità: L'Ombra...l' Ombra dello specchio.
Atteggiamento:Insieme all'aspetto, anche il carattere della bambina cambia molto. Quando appare fumosa e indistinta, parla solo in un sussurro, e spesso è scostante, irriverente, competitiva e capricciosa, diffidente nei confronti di tutti "i grandi" e scontrosa. Come se non bastasse, quando qualcosa non le va, piuttosto che discuterne civilmente, ha il vizio di mordere con tutta la sua forza, ed è facile che faccia uscire sangue. Non è raro che si chiuda in sè stessa, e rimanga in silenzio per ore.
Quando è semplicemente Katelyn, dietro allo specchio, diventa solare, vivace, chiassosa e dolce. Adora cantare e la sua voce è di una bellezza rara. Al confronto, un usignolo sfigurerebbe.
Ma questi due diversi caratteri della bambina non sono totalmente diversi, e hanno dei punti in comune. La determinazione che la anima, per esempio, e la continua ricerca di libertà.
Se nella realtà è stata prigioniera della sua vita e del suo mondo, qui la sua più grande aspirazione è realizzare i suoi sogni, e decidere finalmente di sè stessa. E spera un giorno, di riuscire finalmente a cantare non sotto la luna riflessa nello specchio, ma sotto il cielo stellato, nel suo sogno.
Capacità speciali: Katelyn, quando è un'ombra, si muove così silenziosamente che sembra appena sfiorare il terreno sotto di lei, e i l'erba si muove appena. Ha il potere di entrare attraverso gli specchi, sfruttandoli come varchi, e viaggiando da uno all'altro. Dentro lo specchio, entra nel riflesso del mondo, identico a quello che lascia, ma appena ci si allontana dalla cornice, tutto viene avvolto dalla nebbia. Per questo non si può permettere di compiere grandi tragitti al suo interno, e resta in un'area di circa una cinquantina di metri dall'entrata, per non perdersi. Deve quindi anche sommariamente sapere in che direzione cercare un'altra uscita, visto che non può muoversi a caso. Se una volta varcato lo specchio questo si infrange, non può più essere usato come uscita, così come ogni altro frammento o scheggia.
Debolezze: La sua debolezza è la rabbia. Se katelyn viene accecata dall'odio, dal rancore o da ogni altro sentimento fortemente e pericolosamente distruttivo, è lei stessa a farne le spese. Improvvisamente sul suo corpo iniziano ad apparire gravi ferite, che sanguinano copiosamente, per poi scomparire al dissolversi della rabbia. Esse posso essere profonde o colpire punti vitali, ma non potranno mai essere direttamente mortali per Katelyn. Per quanto soffra, per quanto diventi debole, in fondo quelle ferite non sono altro che il parto della sua mente. E così Katelyn rimane in balia di un'improvvisa perdita di forze ed atroci dolori.
ditemi se va bene. se no modifico ^^
...dopo l'infanzia la vita è solo un epilogo...

'' ...Solo le bambine erano perfette. Nel loro corpo non sporgeva niente, nè un'appendice grottesca nè ridicole protuberanze. Erano concepite alla perfezione, profilate per non offrire nessuna resistenza alla vita.
Non avevano un'utilità materiale, ma erano più necessarie di chiunque altro, perchè erano la bellezza dell'umanità - la vera bellezza, quella che è pura gioia di esistere, dove non c'è nessun intralcio, dove il corpo è felicità...''
Amelie Nothomb, Sabotaggio d'amore
Nel mondo che vorrei, tutto sarebbe assurdo. Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe.
Alice in Wonderland

...Il tuo cuoricino è ferito; non considerarmi crudele perchè obbedisco all'irresistibile legge della mia forza e della mia debolezza; se il tuo cuore adorato è ferito, il mio cuore impetuoso sanguina insieme al tuo. Nell'estasi della mia enorme umiliazione io vivo nella tua calda vita e tu morirai...morirai, morirai con dolcezza...nella mia.
...e conoscerai l'estasi di quella crudeltà che pure è amore...".
Le Fanu, Carmilla
"Non ho possibilità di inventiva se non nel regno dell'Ignoto. La vita non mi ha mai affascinato tanto quanto l'evasione lontano dalla vita." Lovecraft.

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